Il professor ʿAbd al-Bāqī Qarna al-Jazāʾirī

Il professor ʿAbd al-Bāqī Qarna al-Jazāʾirī
Il professor ʿAbd al-Bāqī Qarna al-Jazāʾirī – Algeria – malikita

Nato nell’anno 1376 H. (1957 d.C.) in Algeria, è titolare di un Master in Scienze dell’Educazione. Si è convertito (ha intrapreso il percorso di chiarificazione) nell’anno 1407 H. (1987) in Siria, quindi è emigrato in Iran, dove si è dedicato alla redazione di opere dottrinali. È apparso frequentemente sugli schermi del canale al-Kawthar per difendere i principi per i quali ha cambiato la propria appartenenza giuridico-dottrinale.

La scelta della religione

Il professor ʿAbd al-Bāqī afferma:
«Ciascuno di noi nasce in un Paese che non ha scelto e in una tribù che non ha scelto; si trova davanti una cultura già pronta nella quale si fonde, e riceve delle conoscenze secondo quanto Dio vuole, poche o molte. Poi il suo pensiero matura e diventa portatore di un’opinione e di una posizione. Giunge quindi un giorno in cui egli nota molte contraddizioni tra ciò in cui crede e ciò che pratica. Qui inizia la battaglia interiore tra l’elevazione spirituale e la caduta animale; in termini coranici, la battaglia delle coscienze.

Che cosa dice l’essere umano nella sua intimità quando constata una contraddizione nella propria religione? Qui le persone si dividono: c’è chi cerca la tranquillità e la conservazione della propria posizione sociale e non vede in sé alcun problema, appellandosi al principio: “Dio non impone a nessuno se non ciò che può sopportare” (Corano, 2:286).

Questa categoria di persone non ha rispetto per se stessa, perché la cosa più insignificante per essa è la religione: se vuole mangiare sceglie i cibi migliori, se vuole vestirsi sceglie gli abiti migliori, se vuole sposarsi non c’è bisogno di chiedere; ma quando si tratta di religione, diventa indulgente, chiude gli occhi, considera tutto giusto e si illude con vane speranze.

Vi è poi chi è avanzato nella propria religiosità, al punto da essere ascoltato quando parla, consultato e interpellato per i pareri legali; può perfino salire socialmente grazie alla sua religiosità. Tuttavia, quando le cose si fanno ambigue, la sua priorità diventa non perdere il proprio ruolo religioso e la propria posizione sociale: si mobilita allora per difenderli, venendo meno alla sincerità e alla lealtà promesse a Dio. Satana coglie l’occasione, lo colpisce nel punto debole, gli apre la porta delle fatwa, lo circonda di dubbi, lo confonde e gli presenta le opinioni dei cattivi maestri, di coloro la cui intenzione è corrotta e il cui intimo è malvagio; così Dio lo abbandona a se stesso.

A questa categoria si applica la parola dell’Altissimo:
“Racconta loro la storia di colui al quale demmo i Nostri segni ed egli se ne spogliò; Satana lo seguì ed egli divenne uno dei traviati. Se avessimo voluto, lo avremmo elevato con essi, ma egli si attaccò alla terra e seguì la propria passione. Il suo esempio è come quello del cane: se lo scacci, ansima; se lo lasci, ansima. Questo è l’esempio della gente che smentisce i Nostri segni. Racconta dunque le storie, affinché riflettano” (Corano, 7:175-176).

C’è poi chi resta perplesso e indeciso, senza sapere che fare: non è convinto di ciò che segue, né è a conoscenza di un’alternativa; teme per se stesso lo smarrimento, soprattutto se la religione gli sta profondamente a cuore. E c’è chi è indipendente dalla posizione sociale e dal prestigio, ma per ragioni che Dio solo conosce viene sopraffatto dalla sventura, preferisce il falso al vero e ne diventa un zelante propagandista.

E vi sono coloro che ascoltano la parola e seguono ciò che è migliore.
E altri ancora…

Che accadrebbe se l’uomo interrogasse se stesso, dicendo per esempio: se fossi nato in un ambiente buddista o induista, avrei in me la certezza che sarei facilmente tra i guidati? E se fossi nato in un contesto ebraico o cristiano, avrei abbracciato l’Islam non appena la verità mi fosse stata chiara? Sarei disposto a separarmi dalla famiglia, dalla tribù, dalle tradizioni e dai costumi?

Tali domande sono la pietra di paragone che svela i segreti e le profondità dell’animo; per questo molti fuggono dal porsele, perché sono come uno specchio che riflette la realtà così com’è, né più né meno. L’essere umano sa difendere l’ego che incita al male, si arrampica sulle interpretazioni, vuole dire di avere sempre ragione e che gli altri non lo comprendono; e l’uomo è, più di ogni altra cosa, incline alla disputa.

Sì, se fossi nato buddista, avrei accolto l’Islam al primo chiarirsi della verità?
È una grazia senza pari: sono nato in una società musulmana da genitori musulmani; mi è stato risparmiato lo sforzo della ricerca e sono entrato nell’età della responsabilità senza essere contaminato dal politeismo. Quanti bambini nel mondo non hanno avuto questa grazia, e i cui genitori non hanno fatto che allontanarli dalla retta via, se non interviene la cura divina! Questa grazia mi è stata concessa senza merito: sono forse all’altezza della gratitudine?

Sono domande difficili e le risposte lo sono ancor di più. Se chi si interroga dice: “Sì, sono all’altezza della gratitudine”, allora si auto-elogia, contraddicendo la parola di Dio: “Non attribuite purezza a voi stessi; Egli conosce meglio chi è timorato” (Corano, 53:32). Se dice: “No”, allora testimonia contro se stesso l’ingratitudine verso la grazia. Il silenzio è più sicuro, ma non risolve il problema.

Dello stesso tipo è chiedersi: se fossi stato alla Mecca al tempo della nobile missione profetica, con chi mi sarei schierato? Con il Messaggero di Dio e i giusti, o con Abū Jahl, al-Walīd ibn al-Mughīra e altri?

È vero che ciò appartiene all’invisibile; tuttavia vi sono indizi dai quali si può dedurre la posizione dell’uomo, non per congettura sull’ignoto, ma sulla base di disposizioni reali e scelte concrete. Dobbiamo forse stupirci della parola divina: “Se fossero ricondotti (alla vita), tornerebbero a ciò che era stato loro proibito; in verità sono dei mentitori” (Corano, 6:28)? Essi hanno visto un castigo che nessuna descrizione umana può rendere; eppure, non appena possono scegliere, scelgono di seguire la passione. Come stupirsi allora di chi segue la propria passione senza aver visto il castigo?

La posizione reale dell’uomo rivela la sua posizione ipotetica: attraverso i suoi atteggiamenti egli può farsi un’idea approssimativa di quale sarebbe stato il suo rapporto con il Messaggero di Dio se fosse nato nel suo tempo. Non deve far altro che confrontare il proprio comportamento spirituale con le direttive, le istruzioni e i comandi del Profeta (pace e benedizioni su di lui e sulla sua Famiglia) e chiarire così in quale schieramento si collocherebbe: con lui o contro di lui?

Sì: il comportamento spirituale, non le pratiche cultuali svuotate del loro contenuto e ridotte a meri ornamenti formali. Ciò significa che, se l’uomo è sincero nelle sue convinzioni, le custodisce e le difende, e soffre per tutto ciò che le offende. Se invece non gli importa che le sue sacralità vengano profanate, allora non può che essere menzognero nella sua pretesa; e le prove di ciò non sono nascoste a chi ha un cuore o presta orecchio mentre è testimone.»


Alcune sue opere

  1. Lettura sul comportamento dei Compagni
  2. Il reale e l’illusorio nella vita di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb
  3. al-Mughīra ibn Shuʿba
  4. Muʿāwiya

Lettura del libro “Lettura sul comportamento dei Compagni”

Il professor ʿAbd al-Bāqī Qarna al-Jazāʾirī è tra gli studiosi che hanno vissuto profondamente la questione della giustizia dei Compagni, comprendendo a buon diritto il suo peso in ciò che deve essere discusso e analizzato criticamente nella ricerca. Da qui nasce il suo libro “Lettura sul comportamento dei Compagni”, come espressione della sua consapevolezza su questo tema.

In quanto convertito consapevole, il professor ʿAbd al-Bāqī è tra coloro che meglio sanno che cosa debba e non debba essere affrontato, sulla base della sua esperienza di ricerca tra le scuole dell’Islam. Un’esperienza che ha condotto la sua mente e il suo cuore alla decisione di salire sulla nave dell’Ahl al-Bayt (pace su di loro) e di adottarne il nobile madhhab, che rappresenta autenticamente l’Islam puro, libero dalle scorie della deviazione e purificato dalle torbidità dell’inganno. Il lettore avveduto coglierà chiaramente l’impronta di questa esperienza in termini di consapevolezza e maturazione intellettuale, visibile nelle pagine del libro.

Il volume si articola in otto capitoli:

  1. La questione della giustizia dei Compagni
  2. Che cosa intendono coloro che sostengono la giustizia di tutti i Compagni
  3. I Compagni e l’obbedienza al Profeta (pace e benedizioni su di lui e sulla sua Famiglia)
  4. Le trasgressioni
  5. ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb
  6. al-Mughīra ibn Shuʿba
  7. Esempi di alterazione
  8. La conoscenza della verità

(1) “Lettura sul comportamento dei Compagni”, ʿAbd al-Bāqī al-Jazāʾirī, pp. 16-19.