
Dr. al-Sayyid ʿIṣām ʿAlī Yaḥyā al-ʿImād
Dr. ʿIṣām ʿAlī Yaḥyā al-ʿImād
Nascita e formazione
Nacque nel 1968 nello Yemen, nella città di Ibb, nel villaggio di al-Ṣabbār. Crebbe in una famiglia sunnita, influenzata dal corrente salafita-wahhabita(1). Proseguì gli studi accademici fino a conseguire la laurea (licenza) nel Dipartimento di Studi Islamici, poi il master, quindi il dottorato in Scienze del Corano e dell’Hadith.
Quanto ai suoi interessi religiosi, oltre al percorso accademico studiò il madhhab wahhabita in vari istituti religiosi, tra cui l’Istituto Scientifico di Ṣanʿā’, il più grande istituto wahhabita nello Yemen, dove conseguì il diploma di scuola secondaria – sezione giuridico-religiosa. Memorizzò dieci juzʾ del Corano, studiò presso gli studiosi yemeniti nelle moschee e frequentò le lezioni di alcune personalità accademiche di spicco a Ṣanʿā’, tra cui al-ʿAllāma al-ʿImrānī nella moschea al-Zubayrī. In seguito insegnò fiqh salafita, spiegando il “Fiqh al-Sunna” nella moschea al-Ustā; predicò inoltre il venerdì nella stessa moschea e talvolta nella moschea Bāb al-Qāʿ. Viaggiò in Arabia Saudita, si iscrisse alla Facoltà di Uṣūl al-Dīn – Sezione Hadith presso l’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd, e rimase nel Paese per oltre un anno, durante il quale seguì alcune lezioni presso il muftī del Regno, Ibn Bāz.
La sua precedente percezione del madhhab sciita
La fonte unica da cui il dott. ʿIṣām traeva informazioni sullo sciismo erano i libri di Iḥsān Ilāhī Ẓahīr, di Muḥammad Māl Allāh e l’opera di Muḥibb al-Dīn al-Khaṭīb. Di conseguenza, nella sua mente si fissò un’immagine negativa del madhhab sciita; l’accumularsi di queste rappresentazioni distorte gli generò astio e avversione verso gli sciiti e lo sciismo. Crescendo in tale impostazione, il suo rifiuto del tašayyuʿ divenne tale da provocargli fastidio estremo verso tutto ciò che li riguardava; questo lo spinse a scrivere un libro contro gli sciiti intitolato “al-Ṣila bayna al-Shīʿa wa-l-ghulūw” (Il nesso tra gli sciiti e l’estremismo)(2).
La revisione del giudizio sullo sciismo
Il primo episodio che lo indusse a riesaminare la propria posizione fu l’accesso al libro “al-Imām al-Ṣādiq” di Muḥammad Abū Zahra. Quest’opera gli offrì per la prima volta l’opportunità di osservare lo sciismo da un’altra angolazione.
Riguardo a quel testo, egli afferma: «Benché contenga anche critiche al madhhab jaʿfarita, il libro si distingue per metodo obiettivo nel discutere i fondamenti e le credenze degli sciiti; il suo stile è diverso da quello di Iḥsān Ilāhī Ẓahīr e di altri, le cui opere abbondano di approcci non scientifici e squilibrati». Partendo da ciò, il dott. ʿIṣām decise di seguire il metodo di Abū Zahra nello studio del tašayyuʿ, intraprendendo una ricerca priva di partigianeria finché rinvenne la rivista egiziana “Risālat al-Islām”, nella quale trovò studi riguardanti lo sciismo.
La prima sorpresa nella ricerca
Egli dice: «La maggiore scossa che ricevetti durante la mia indagine sullo sciismo fu la lettura della famosa fatwa dell’imām Shaykh Maḥmūd Shaltūt, nella quale affermava che gli sciiti sono musulmani e che il madhhab duodecimano è il quinto madhhab nell’Islam». Stupito da tale parere, decise di approfondire ulteriormente lo studio dello sciismo per comprenderne le ragioni.
Nel 1988, mentre era all’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd, frequentava anche l’Università King Saud per la vicinanza alla sua residenza a al-Dirʿiyya. La biblioteca di King Saud possedeva una sezione dedicata al “Comitato di avvicinamento tra le scuole islamiche”, con una vasta raccolta di libri sullo sciismo jaʿfarita. Iniziò a studiarli, ma col tempo li trovò insufficienti per il suo scopo: spesso erano studi superficiali, parziali e tesi a deformare l’immagine del tašayyuʿ. Giunse gradualmente alla conclusione che alcuni studiosi sunniti avevano confuso sciiti e ghulāt (estremisti), non distinguendo tra tašayyuʿ e ghulūw.
Scoperta della verità
Il dott. ʿIṣām constatò che gli esperti di ǧarḥ wa-taʿdīl (valutazione dei trasmettitori) non trattavano l’Imam ʿAlī (عليه السلام) come gli altri Compagni; notò un pregiudizio in molte opere quando trattavano dei Compagni, pregiudizio assente quando si parlava dell’Imam ʿAlī (عليه السلام). Vide ʿAlī leso nei suoi diritti e scarsamente difeso, poiché molti autori temevano di essere accusati di sciismo.
Approfondì tale fenomeno e risalì alle sue radici nello stato omayyade, concludendo che numerosi studiosi erano caduti nella trappola tesa dai Banū Umayya e che molti intellettuali avevano seguito il solco da loro tracciato nell’approccio alla Scuola dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Scoprì la congiura orchestrata per emarginare l’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) e allontanare la Umma dal ḥadīth al-thaqalayn (“Il Libro di Dio e la mia Famiglia”) e dal ḥadīth dei Dodici, e così via.
Tra le prove di questo pregiudizio rilevò, ascoltando le lezioni dello shaykh wahhabita Muḥammad b. Ismāʿīl al-ʿImrānī, presso il quale studiava, che, discutendo una questione giuridica, egli citava decine di giuristi e di ḥuffāẓ nei secoli, poi concludeva: «Si è detto che alcuni dell’Ahl al-Bayt hanno espresso anche tale opinione». La maggioranza dei presenti si indignava al solo menzionare un parere dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام), non tollerando l’idea che avessero opinioni giuridiche.
Il dott. ʿIṣām ebbe l’impressione che l’età omayyade fosse ancora dominante culturalmente, con una visione ostile all’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Si chiese: Perché ascoltiamo i pareri di tutti gli imam e studiosi, ma non sopportiamo di sentire quelli dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام)? Questi interrogativi crebbero di giorno in giorno finché si trasformarono in una spinta poderosa a ricercare a fondo la Scuola dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام).
L’adesione al madhhab sciita
Quando il dott. ʿIṣām trovò nel madhhab dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) ciò che cercava, non poté rimanere nel suo precedente orientamento. All’epoca era all’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd; cambiò appartenenza dottrinale e abbracciò il madhhab dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Decise quindi di lasciare l’università ed emigrare verso una terra che lo aiutasse ad approfondire il legame con la dottrina che si era imposta a lui con prove e argomentazioni: tornò in Yemen, poi si recò in Siria, iscrivendosi alla ḥawza di Sayyida Zaynab a Damasco, dove rimase per un breve periodo. Nel 1990 si trasferì in Iran, entrando nella ḥawza della città santa di Qom, studiando muqaddimāt e sutooh fino a raggiungere il livello del baḥth al-khārij. È considerato il più anziano tra gli studenti giunti in Iran per cercare il sapere.
Raggiunto un livello idoneo, iniziò l’attività di tablīgh: insegnò le Scienze dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) all’interno della ḥawza, si dedicò alla scrittura e si impegnò in dibattiti con gli ahl al-sunna per mostrare le verità cui era giunto. Tra queste discussioni, spicca la sua famosa disputa con lo shaykh ʿUthmān al-Khamīs, alla quale si accennerà più avanti.
Opere
- “Raḥlatī min al-Wahhābiyya ilā al-Ithnā ʿAshariyya” (Il mio viaggio dal wahhabismo al duodecimanismo).
- “Al-Manhaj al-jadīd wa-l-ṣaḥīḥ fī al-ḥiwār maʿa al-Wahhābiyyīn” – Un tentativo di avvicinamento tra duodecimani e wahhabiti.
Editore: Muasasat al-Kawthar li-l-Maʿārif al-Islāmiyya, I ed. 1422 H.
Il libro tratta, tra gli altri temi: come presentare il madhhab duodecimano ai wahhabiti; il problema della confusione presso i wahhabiti; la posizione dei duodecimani verso concezioni idolatre degli ghulāt.
Una sosta sul suo libro: Al-Manhaj al-jadīd wa-l-ṣaḥīḥ fī al-ḥiwār maʿa al-Wahhābiyyīn
L’autore chiarisce l’intento: questo libro è un tentativo di correggere alcune criticità del dialogo tra duodecimani e wahhabiti, basato sulla mia esperienza di oltre dodici anni di confronto e sul mio precedente appartenere al wahhabismo. Ho studiato presso i maggiori studiosi wahhabiti nello Yemen, poi in Arabia Saudita. Ero tra i più intransigenti; scrissi persino un libro di takfīr contro i duodecimani (al-Ṣila bayna al-Ithnā ʿAshariyya wa-firaq al-ghulāt). Dopo aver lasciato il wahhabismo e abbracciato il duodecimanismo, scrissi “Ḥaqāʾiq al-madhhab al-Ithnā ʿAsharī wa-khaṣāʾiṣuhu”, o Il mio viaggio…. Parlando di come dialogare con i wahhabiti, dunque, parlo di un ambiente cui appartenevo; conosco quindi il metodo più adatto.
Alcune caratteristiche del dialogo auspicato
Tre punti essenziali:
Primo: convincere l’interlocutore wahhabita a restringere il confronto a un singolo punto: una sola āya o una sola ḥadīth, anzi un punto di quella āya/ḥadīth. Solo un procedere graduale (da āya ad āya, da ḥadīth a ḥadīth) permette di comprendere le realtà del madhhab duodecimano. È lo stesso metodo scientifico: meglio una questione circoscritta che una generica.
Secondo: è un grave errore discutere al di fuori del ḥadīth al-thaqalayn; se si adducono altre virtù di ʿAlī (كرم الله وجهه), il wahhabita risponderà che virtù sono state riferite anche per altri. Occorre mostrare che il ḥadīth al-thaqalayn impone l’adesione a ʿAlī; se si vuole partire dal Corano, si deve iniziare con Āyat al-Taṭhīr, non con altre āyāt, per molte ragioni scientifiche, tra cui il legame stretto tra Āyat al-Taṭhīr, ḥadīth al-kisāʾ e ḥadīth al-thaqalayn.
Terzo: discutere il ruolo dei Banū Umayya nel separare Ahl al-Sunna e Ahl al-Bayt. Evitare le questioni diversive (come la leggenda di un “altro Corano” presso i duodecimani), nate per allontanare la gente dall’Ahl al-Bayt.
Con un’indagine estensiva, ho visto che il ḥadīth al-thaqalayn è la causa principale del passaggio di molti wahhabiti e sunniti al madhhab duodecimano. Ogni dialogo fruttuoso con i wahhabiti deve cominciare da qui, poi dal ḥadīth al-kisāʾ, quindi dal ḥadīth dei Dodici. Solo dopo si trattano le obiezioni.
Fase metodologica. Il metodo per presentare verità e caratteristiche del madhhab duodecimano passa per tre fasi:
- Conoscenza “di attribuzione” (nisbiyya): analisi delle cause della confusione tra duodecimani e ghulāt presso i wahhabiti.
- Ignoranza del significato di ghulūw.
- Ignoranza del significato del madhhab duodecimano.
- Ignoranza della posizione duodecimana verso ghulūw e setti estremisti.
- Fattori legati alla natura del gruppo wahhabita: loro modo di pensare e abbandono del metodo degli ahl al-sunna nel trattare con i duodecimani.
- Conoscenza analitica: quattro verità:
- Teologia e profezia nel madhhab duodecimano.
- Leggi e norme.
- Finalità del madhhab.
- Significato di alcuni termini.
- Conoscenza radicale (jadhriyya):
- Fonti del madhhab.
- Imamato.
- Identità del madhhab.
- Origine e cause della sua nascita.
Poi si passa alle caratteristiche del madhhab:
- Equilibrio positivo nel rapporto con l’Ahl al-Bayt.
- Realismo nel rapporto con i Compagni.
- Occultazione del Dodicesimo Imam.
Sul “ghulūw” (estremismo)
L’autore osserva che molti testi wahhabiti hanno confuso il significato di ghulūw. È essenziale distinguere tra:
- il ghulūw teologico trattato nei capitoli sull’apostasia, definito da al-Shahrastānī (m. 548 H) come l’eccesso che attribuisce divinità all’uomo o umanità a Dio, proveniente da correnti ḥulūl, tanasukh, ecc.(3);
- e l’uso tecnico di “ghulūw” in ʿilm al-rijāl, riferito talvolta a narratori per questioni secondarie, lontane dai fondamenti della fede.
La confusione tra questi usi ha portato alcuni autori contemporanei, come ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd Allāh al-Zurʿī in Rijāl al-Shīʿa fī al-Mīzān, a mescolare i due livelli, con conseguenze takfiriste indebite. Similmente, l’applicazione estensiva di “ghulūw” ha condotto a considerare persino ashʿariti e māturīdīti tra gli “estremisti”, e a identificare duodecimani con ghulāt, confondendoli ad esempio con i khaṭṭābiyya. Di qui l’intensità della polemica contro i duodecimani e, talvolta, contro ampie fasce degli stessi ahl al-sunna.
Il futuro del madhhab duodecimano
Secondo l’autore, quando il madhhab duodecimano è presentato correttamente, anche coloro che lo contrastano finiranno per aderirvi, poiché spesso lo combattono per non conoscenza delle sue verità e caratteristiche. Egli cita testimonianze di studiosi wahhabiti che riconoscono la diffusione del madhhab e lo considerano la maggiore tra le scuole sciite contemporanee (p.es. ʿAlī al-Sālūs(4), Rabīʿ b. Muḥammad(5)(6), Nāṣir al-Qaffārī(7), ʿAbd Allāh al-Ghunaymān, Muḥammad b. ʿAbd al-Raḥmān al-Maghrāwī(8), ecc.). L’autore conclude che molti wahhabiti, compreso lui stesso, una volta compresi i tratti intrinseci del madhhab, finiscono per accostarsi ad esso.
«Dio sostiene la religione della verità e la fa prevalere su ogni altra religione (Qurʾān, al-Ṣaff 9).»
Una sosta sulla disputa tra il dott. ʿIṣām al-ʿImād e lo shaykh ʿUthmān al-Khamīs
Importanza del confronto tra sunniti e sciiti
In tempi difficili, segnati da aggressioni culturali contro il mondo islamico, i musulmani hanno bisogno di parole che uniscano. Ciò si realizza attraverso dispute corrette, che aiutino a superare le barriere, a leggere criticamente e con equilibrio e a purificare la dottrina da elementi estranei prodotti da contrasti storici.
Caratteri e condizioni del dialogo costruttivo
Una disputa autenticamente costruttiva è quella in cui ciascuna parte aiuta l’altra a comporre il quadro completo della verità; amplia gli orizzonti e permette, mediante scambio di opinioni, una visione più chiara. Condizioni:
- Stabilire un terreno comune e argomentare secondo i principi dell’interlocutore.
- Dominare l’ira e gli impulsi che offuscano il pensiero.
- Comprendere che il dialogo non è guerra, ma cooperazione nella ricerca della verità; non si richiede un “vincitore”, bensì chiarire le posizioni.
- Creare fiducia reciproca e un clima che consenta a entrambi di esprimersi liberamente.
- Distinguere tra idea errata e persona che la sostiene; muovere da benevolenza verso l’altro.
- Evitare sofismi e tecniche scorrette: salti di tema, giochi di parole, confusioni concettuali, citazioni mutilate.
Le premesse della disputa
La premessa fu una conferenza dello shaykh ʿUthmān al-Khamīs dal titolo “Cosa sai della religione degli sciiti?”, dove egli presentava una immagine distorta dello sciismo. Alcuni universitari del Kuwait si indignarono e contattarono il Centro di Ricerche Dottrinali, proponendo una confutazione. Il Centro giudicò la conferenza non scientifica, ma gli studenti insistettero per una risposta a beneficio dei giovani.
Il Centro incaricò la Sezione dei “musta bṣirūn” (neo-convinti) di scegliere un relatore: fu scelto il dott. ʿIṣām al-ʿImād, ex-wahhabita divenuto duodecimano. Egli preparò una lezione di replica. Disse: «Ho capito che la conferenza mirava ad accendere la fitna tra sunniti e duodecimani; chi l’ascolta se ne rende conto». In tutte le sue lezioni e scritti (Raḥlatī…), il suo obiettivo è stato risolvere il problema della confusione tra duodecimani e ghulāt.
Le registrazioni della replica furono diffuse in Kuwait e in altri Paesi arabi (mese di Rajab 1422 H), ricevendo ampio consenso, soprattutto tra gli universitari. Nel mese di Shaʿbān della stessa annata, lo shaykh al-Khamīs iniziò a tenere lezioni online su Paltalk (stanza “al-Dāʿūn”). Il Centro propose di nuovo il dott. ʿIṣām per la contro-lezione nella stanza “al-Ghadīr”; la stanza “al-Ḥaqq” invitò al-Khamīs a dibattere con al-ʿImād in Shawwāl (dopo un rinvio per il Ramadan).
L’inizio della disputa
La disputa cominciò in Shawwāl 1422 H. Nella prima sessione si concordò di mantenere l’unità del tema e di evitare salti. Il dott. ʿIṣām impose come metodo quello del suo libro “al-Manhaj al-jadīd…”; al-Khamīs accettò, ma non rispettò molti accordi. Il suo costume fu:
- Uscire spesso dal tema, introducendo argomenti secondari per confondere.
- Assentarsi più volte con varie scuse.
- Interruzioni frequenti di connessione proprio nei momenti cruciali.
- Evitare di rispondere alle domande del pubblico.
- Violazioni dell’etichetta del dialogo, soprattutto nelle ultime due sessioni.
Al contrario, il dott. ʿIṣām mantenne l’unità del tema e mirò a promuovere l’unità islamica.
Frutti della disputa
La disputa aprì ampie prospettive a chi la seguì online: molti conobbero verità prima ignorate; ciò scosse basi precedenti e li indirizzò verso il pensiero dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Tra i colpiti vi fu la dott.ssa Amīna al-Maghribiyya(11), che mutò appartenenza passando dal sunnismo al duodecimanismo, dichiarando il suo convincimento davanti ad al-Khamīs in una sessione.
La sorpresa del ritiro di al-Khamīs
La disputa proseguì fino alla quindicesima puntata; poi giunse inaspettato il ritiro di al-Khamīs, dopo che aveva imboccato la via delle accuse e invettive contro sciiti e sciismo, arrivando a usare ingiurie come mezzo di difesa del wahhabismo.
Estratti dalle parole di al-Khamīs prima del ritiro
Nelle stanze “Anṣār ʿUthmān” e “al-Sirdāb” su Paltalk, pochi giorni prima della sessione dell’abbandono, disse, in sintesi: che avrebbe sospeso ogni dialogo, poiché inutile; che vi era entrato malvolentieri; che era stremato psicologicamente e fisicamente; che non si era preparato se non il giorno stesso; che non avrebbe più discusso con alcuno degli sciiti per almeno due anni; che «abbiamo perso Amīna al-Maghribiyya…», e che ciò che più lo aveva danneggiato erano state le dispute con al-ʿImād, che gli avevano «spezzato il fegato». Infine, provvide a manipolare le registrazioni, distribuendole alterate in vari Paesi, specie Kuwait e Yemen, su audiocassette.
Impatto globale della disputa
Le dispute tra sunniti e sciiti si svolgevano in circoli ristretti; grazie a questa, che ebbe ampia risonanza nel mondo islamico e numerosi partecipanti online, e ad altre dispute, il dibattito entrò in una nuova fase, estendendosi anche ai canali satellitari. Questo, secondo l’autore, è positivo: rimuove veli posti da leader religiosi che, con oscuramenti e distorsioni, avevano mantenuto le comunità in cerchie di coscienza limitata. Grazie a tali dispute, i seguaci dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) hanno potuto esporre e argomentare le loro dottrine, purificando le menti da accuse infondate; hanno inoltre potuto porre le opinioni di studiosi sunniti al vaglio, per impedire che i giovani se ne lasciassero sedurre senza esame critico.
Note
(1) Indica l’influenza del wahhabismo nella famiglia e nell’ambiente di formazione.
(2) Titolo dell’opera polemica scritta nella fase pre-sciita.
(3) Cfr. definizione di ghulūw presso al-Shahrastānī: attribuire divinità agli imam o umanizzare Dio, derivando da correnti come ḥulūl e tanasukh.
(4) ʿAlī al-Sālūs, al-Shīʿa al-Imāmiyya al-Ithnā ʿAshariyya fī al-uṣūl wa-l-furūʿ: riconosce la centralità numerica e diffusiva della scuola.
(5)(6)(7)(8)(11) Rinviano a citazioni e casi riportati dall’autore nelle sue opere e nelle testimonianze di autori wahhabiti e convertiti richiamati nel testo.
Nov 21 2025
Dr. ʿIṣām ʿAlī Yaḥyā al-ʿImād
Dr. al-Sayyid ʿIṣām ʿAlī Yaḥyā al-ʿImād
Dr. ʿIṣām ʿAlī Yaḥyā al-ʿImād
Nascita e formazione
Nacque nel 1968 nello Yemen, nella città di Ibb, nel villaggio di al-Ṣabbār. Crebbe in una famiglia sunnita, influenzata dal corrente salafita-wahhabita(1). Proseguì gli studi accademici fino a conseguire la laurea (licenza) nel Dipartimento di Studi Islamici, poi il master, quindi il dottorato in Scienze del Corano e dell’Hadith.
Quanto ai suoi interessi religiosi, oltre al percorso accademico studiò il madhhab wahhabita in vari istituti religiosi, tra cui l’Istituto Scientifico di Ṣanʿā’, il più grande istituto wahhabita nello Yemen, dove conseguì il diploma di scuola secondaria – sezione giuridico-religiosa. Memorizzò dieci juzʾ del Corano, studiò presso gli studiosi yemeniti nelle moschee e frequentò le lezioni di alcune personalità accademiche di spicco a Ṣanʿā’, tra cui al-ʿAllāma al-ʿImrānī nella moschea al-Zubayrī. In seguito insegnò fiqh salafita, spiegando il “Fiqh al-Sunna” nella moschea al-Ustā; predicò inoltre il venerdì nella stessa moschea e talvolta nella moschea Bāb al-Qāʿ. Viaggiò in Arabia Saudita, si iscrisse alla Facoltà di Uṣūl al-Dīn – Sezione Hadith presso l’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd, e rimase nel Paese per oltre un anno, durante il quale seguì alcune lezioni presso il muftī del Regno, Ibn Bāz.
La sua precedente percezione del madhhab sciita
La fonte unica da cui il dott. ʿIṣām traeva informazioni sullo sciismo erano i libri di Iḥsān Ilāhī Ẓahīr, di Muḥammad Māl Allāh e l’opera di Muḥibb al-Dīn al-Khaṭīb. Di conseguenza, nella sua mente si fissò un’immagine negativa del madhhab sciita; l’accumularsi di queste rappresentazioni distorte gli generò astio e avversione verso gli sciiti e lo sciismo. Crescendo in tale impostazione, il suo rifiuto del tašayyuʿ divenne tale da provocargli fastidio estremo verso tutto ciò che li riguardava; questo lo spinse a scrivere un libro contro gli sciiti intitolato “al-Ṣila bayna al-Shīʿa wa-l-ghulūw” (Il nesso tra gli sciiti e l’estremismo)(2).
La revisione del giudizio sullo sciismo
Il primo episodio che lo indusse a riesaminare la propria posizione fu l’accesso al libro “al-Imām al-Ṣādiq” di Muḥammad Abū Zahra. Quest’opera gli offrì per la prima volta l’opportunità di osservare lo sciismo da un’altra angolazione.
Riguardo a quel testo, egli afferma: «Benché contenga anche critiche al madhhab jaʿfarita, il libro si distingue per metodo obiettivo nel discutere i fondamenti e le credenze degli sciiti; il suo stile è diverso da quello di Iḥsān Ilāhī Ẓahīr e di altri, le cui opere abbondano di approcci non scientifici e squilibrati». Partendo da ciò, il dott. ʿIṣām decise di seguire il metodo di Abū Zahra nello studio del tašayyuʿ, intraprendendo una ricerca priva di partigianeria finché rinvenne la rivista egiziana “Risālat al-Islām”, nella quale trovò studi riguardanti lo sciismo.
La prima sorpresa nella ricerca
Egli dice: «La maggiore scossa che ricevetti durante la mia indagine sullo sciismo fu la lettura della famosa fatwa dell’imām Shaykh Maḥmūd Shaltūt, nella quale affermava che gli sciiti sono musulmani e che il madhhab duodecimano è il quinto madhhab nell’Islam». Stupito da tale parere, decise di approfondire ulteriormente lo studio dello sciismo per comprenderne le ragioni.
Nel 1988, mentre era all’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd, frequentava anche l’Università King Saud per la vicinanza alla sua residenza a al-Dirʿiyya. La biblioteca di King Saud possedeva una sezione dedicata al “Comitato di avvicinamento tra le scuole islamiche”, con una vasta raccolta di libri sullo sciismo jaʿfarita. Iniziò a studiarli, ma col tempo li trovò insufficienti per il suo scopo: spesso erano studi superficiali, parziali e tesi a deformare l’immagine del tašayyuʿ. Giunse gradualmente alla conclusione che alcuni studiosi sunniti avevano confuso sciiti e ghulāt (estremisti), non distinguendo tra tašayyuʿ e ghulūw.
Scoperta della verità
Il dott. ʿIṣām constatò che gli esperti di ǧarḥ wa-taʿdīl (valutazione dei trasmettitori) non trattavano l’Imam ʿAlī (عليه السلام) come gli altri Compagni; notò un pregiudizio in molte opere quando trattavano dei Compagni, pregiudizio assente quando si parlava dell’Imam ʿAlī (عليه السلام). Vide ʿAlī leso nei suoi diritti e scarsamente difeso, poiché molti autori temevano di essere accusati di sciismo.
Approfondì tale fenomeno e risalì alle sue radici nello stato omayyade, concludendo che numerosi studiosi erano caduti nella trappola tesa dai Banū Umayya e che molti intellettuali avevano seguito il solco da loro tracciato nell’approccio alla Scuola dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Scoprì la congiura orchestrata per emarginare l’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) e allontanare la Umma dal ḥadīth al-thaqalayn (“Il Libro di Dio e la mia Famiglia”) e dal ḥadīth dei Dodici, e così via.
Tra le prove di questo pregiudizio rilevò, ascoltando le lezioni dello shaykh wahhabita Muḥammad b. Ismāʿīl al-ʿImrānī, presso il quale studiava, che, discutendo una questione giuridica, egli citava decine di giuristi e di ḥuffāẓ nei secoli, poi concludeva: «Si è detto che alcuni dell’Ahl al-Bayt hanno espresso anche tale opinione». La maggioranza dei presenti si indignava al solo menzionare un parere dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام), non tollerando l’idea che avessero opinioni giuridiche.
Il dott. ʿIṣām ebbe l’impressione che l’età omayyade fosse ancora dominante culturalmente, con una visione ostile all’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Si chiese: Perché ascoltiamo i pareri di tutti gli imam e studiosi, ma non sopportiamo di sentire quelli dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام)? Questi interrogativi crebbero di giorno in giorno finché si trasformarono in una spinta poderosa a ricercare a fondo la Scuola dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام).
L’adesione al madhhab sciita
Quando il dott. ʿIṣām trovò nel madhhab dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) ciò che cercava, non poté rimanere nel suo precedente orientamento. All’epoca era all’Università Imām Muḥammad ibn Saʿūd; cambiò appartenenza dottrinale e abbracciò il madhhab dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Decise quindi di lasciare l’università ed emigrare verso una terra che lo aiutasse ad approfondire il legame con la dottrina che si era imposta a lui con prove e argomentazioni: tornò in Yemen, poi si recò in Siria, iscrivendosi alla ḥawza di Sayyida Zaynab a Damasco, dove rimase per un breve periodo. Nel 1990 si trasferì in Iran, entrando nella ḥawza della città santa di Qom, studiando muqaddimāt e sutooh fino a raggiungere il livello del baḥth al-khārij. È considerato il più anziano tra gli studenti giunti in Iran per cercare il sapere.
Raggiunto un livello idoneo, iniziò l’attività di tablīgh: insegnò le Scienze dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) all’interno della ḥawza, si dedicò alla scrittura e si impegnò in dibattiti con gli ahl al-sunna per mostrare le verità cui era giunto. Tra queste discussioni, spicca la sua famosa disputa con lo shaykh ʿUthmān al-Khamīs, alla quale si accennerà più avanti.
Opere
Editore: Muasasat al-Kawthar li-l-Maʿārif al-Islāmiyya, I ed. 1422 H.
Il libro tratta, tra gli altri temi: come presentare il madhhab duodecimano ai wahhabiti; il problema della confusione presso i wahhabiti; la posizione dei duodecimani verso concezioni idolatre degli ghulāt.
Una sosta sul suo libro: Al-Manhaj al-jadīd wa-l-ṣaḥīḥ fī al-ḥiwār maʿa al-Wahhābiyyīn
L’autore chiarisce l’intento: questo libro è un tentativo di correggere alcune criticità del dialogo tra duodecimani e wahhabiti, basato sulla mia esperienza di oltre dodici anni di confronto e sul mio precedente appartenere al wahhabismo. Ho studiato presso i maggiori studiosi wahhabiti nello Yemen, poi in Arabia Saudita. Ero tra i più intransigenti; scrissi persino un libro di takfīr contro i duodecimani (al-Ṣila bayna al-Ithnā ʿAshariyya wa-firaq al-ghulāt). Dopo aver lasciato il wahhabismo e abbracciato il duodecimanismo, scrissi “Ḥaqāʾiq al-madhhab al-Ithnā ʿAsharī wa-khaṣāʾiṣuhu”, o Il mio viaggio…. Parlando di come dialogare con i wahhabiti, dunque, parlo di un ambiente cui appartenevo; conosco quindi il metodo più adatto.
Alcune caratteristiche del dialogo auspicato
Tre punti essenziali:
Primo: convincere l’interlocutore wahhabita a restringere il confronto a un singolo punto: una sola āya o una sola ḥadīth, anzi un punto di quella āya/ḥadīth. Solo un procedere graduale (da āya ad āya, da ḥadīth a ḥadīth) permette di comprendere le realtà del madhhab duodecimano. È lo stesso metodo scientifico: meglio una questione circoscritta che una generica.
Secondo: è un grave errore discutere al di fuori del ḥadīth al-thaqalayn; se si adducono altre virtù di ʿAlī (كرم الله وجهه), il wahhabita risponderà che virtù sono state riferite anche per altri. Occorre mostrare che il ḥadīth al-thaqalayn impone l’adesione a ʿAlī; se si vuole partire dal Corano, si deve iniziare con Āyat al-Taṭhīr, non con altre āyāt, per molte ragioni scientifiche, tra cui il legame stretto tra Āyat al-Taṭhīr, ḥadīth al-kisāʾ e ḥadīth al-thaqalayn.
Terzo: discutere il ruolo dei Banū Umayya nel separare Ahl al-Sunna e Ahl al-Bayt. Evitare le questioni diversive (come la leggenda di un “altro Corano” presso i duodecimani), nate per allontanare la gente dall’Ahl al-Bayt.
Con un’indagine estensiva, ho visto che il ḥadīth al-thaqalayn è la causa principale del passaggio di molti wahhabiti e sunniti al madhhab duodecimano. Ogni dialogo fruttuoso con i wahhabiti deve cominciare da qui, poi dal ḥadīth al-kisāʾ, quindi dal ḥadīth dei Dodici. Solo dopo si trattano le obiezioni.
Fase metodologica. Il metodo per presentare verità e caratteristiche del madhhab duodecimano passa per tre fasi:
Poi si passa alle caratteristiche del madhhab:
Sul “ghulūw” (estremismo)
L’autore osserva che molti testi wahhabiti hanno confuso il significato di ghulūw. È essenziale distinguere tra:
La confusione tra questi usi ha portato alcuni autori contemporanei, come ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd Allāh al-Zurʿī in Rijāl al-Shīʿa fī al-Mīzān, a mescolare i due livelli, con conseguenze takfiriste indebite. Similmente, l’applicazione estensiva di “ghulūw” ha condotto a considerare persino ashʿariti e māturīdīti tra gli “estremisti”, e a identificare duodecimani con ghulāt, confondendoli ad esempio con i khaṭṭābiyya. Di qui l’intensità della polemica contro i duodecimani e, talvolta, contro ampie fasce degli stessi ahl al-sunna.
Il futuro del madhhab duodecimano
Secondo l’autore, quando il madhhab duodecimano è presentato correttamente, anche coloro che lo contrastano finiranno per aderirvi, poiché spesso lo combattono per non conoscenza delle sue verità e caratteristiche. Egli cita testimonianze di studiosi wahhabiti che riconoscono la diffusione del madhhab e lo considerano la maggiore tra le scuole sciite contemporanee (p.es. ʿAlī al-Sālūs(4), Rabīʿ b. Muḥammad(5)(6), Nāṣir al-Qaffārī(7), ʿAbd Allāh al-Ghunaymān, Muḥammad b. ʿAbd al-Raḥmān al-Maghrāwī(8), ecc.). L’autore conclude che molti wahhabiti, compreso lui stesso, una volta compresi i tratti intrinseci del madhhab, finiscono per accostarsi ad esso.
Una sosta sulla disputa tra il dott. ʿIṣām al-ʿImād e lo shaykh ʿUthmān al-Khamīs
Importanza del confronto tra sunniti e sciiti
In tempi difficili, segnati da aggressioni culturali contro il mondo islamico, i musulmani hanno bisogno di parole che uniscano. Ciò si realizza attraverso dispute corrette, che aiutino a superare le barriere, a leggere criticamente e con equilibrio e a purificare la dottrina da elementi estranei prodotti da contrasti storici.
Caratteri e condizioni del dialogo costruttivo
Una disputa autenticamente costruttiva è quella in cui ciascuna parte aiuta l’altra a comporre il quadro completo della verità; amplia gli orizzonti e permette, mediante scambio di opinioni, una visione più chiara. Condizioni:
Le premesse della disputa
La premessa fu una conferenza dello shaykh ʿUthmān al-Khamīs dal titolo “Cosa sai della religione degli sciiti?”, dove egli presentava una immagine distorta dello sciismo. Alcuni universitari del Kuwait si indignarono e contattarono il Centro di Ricerche Dottrinali, proponendo una confutazione. Il Centro giudicò la conferenza non scientifica, ma gli studenti insistettero per una risposta a beneficio dei giovani.
Il Centro incaricò la Sezione dei “musta bṣirūn” (neo-convinti) di scegliere un relatore: fu scelto il dott. ʿIṣām al-ʿImād, ex-wahhabita divenuto duodecimano. Egli preparò una lezione di replica. Disse: «Ho capito che la conferenza mirava ad accendere la fitna tra sunniti e duodecimani; chi l’ascolta se ne rende conto». In tutte le sue lezioni e scritti (Raḥlatī…), il suo obiettivo è stato risolvere il problema della confusione tra duodecimani e ghulāt.
Le registrazioni della replica furono diffuse in Kuwait e in altri Paesi arabi (mese di Rajab 1422 H), ricevendo ampio consenso, soprattutto tra gli universitari. Nel mese di Shaʿbān della stessa annata, lo shaykh al-Khamīs iniziò a tenere lezioni online su Paltalk (stanza “al-Dāʿūn”). Il Centro propose di nuovo il dott. ʿIṣām per la contro-lezione nella stanza “al-Ghadīr”; la stanza “al-Ḥaqq” invitò al-Khamīs a dibattere con al-ʿImād in Shawwāl (dopo un rinvio per il Ramadan).
L’inizio della disputa
La disputa cominciò in Shawwāl 1422 H. Nella prima sessione si concordò di mantenere l’unità del tema e di evitare salti. Il dott. ʿIṣām impose come metodo quello del suo libro “al-Manhaj al-jadīd…”; al-Khamīs accettò, ma non rispettò molti accordi. Il suo costume fu:
Al contrario, il dott. ʿIṣām mantenne l’unità del tema e mirò a promuovere l’unità islamica.
Frutti della disputa
La disputa aprì ampie prospettive a chi la seguì online: molti conobbero verità prima ignorate; ciò scosse basi precedenti e li indirizzò verso il pensiero dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام). Tra i colpiti vi fu la dott.ssa Amīna al-Maghribiyya(11), che mutò appartenenza passando dal sunnismo al duodecimanismo, dichiarando il suo convincimento davanti ad al-Khamīs in una sessione.
La sorpresa del ritiro di al-Khamīs
La disputa proseguì fino alla quindicesima puntata; poi giunse inaspettato il ritiro di al-Khamīs, dopo che aveva imboccato la via delle accuse e invettive contro sciiti e sciismo, arrivando a usare ingiurie come mezzo di difesa del wahhabismo.
Estratti dalle parole di al-Khamīs prima del ritiro
Nelle stanze “Anṣār ʿUthmān” e “al-Sirdāb” su Paltalk, pochi giorni prima della sessione dell’abbandono, disse, in sintesi: che avrebbe sospeso ogni dialogo, poiché inutile; che vi era entrato malvolentieri; che era stremato psicologicamente e fisicamente; che non si era preparato se non il giorno stesso; che non avrebbe più discusso con alcuno degli sciiti per almeno due anni; che «abbiamo perso Amīna al-Maghribiyya…», e che ciò che più lo aveva danneggiato erano state le dispute con al-ʿImād, che gli avevano «spezzato il fegato». Infine, provvide a manipolare le registrazioni, distribuendole alterate in vari Paesi, specie Kuwait e Yemen, su audiocassette.
Impatto globale della disputa
Le dispute tra sunniti e sciiti si svolgevano in circoli ristretti; grazie a questa, che ebbe ampia risonanza nel mondo islamico e numerosi partecipanti online, e ad altre dispute, il dibattito entrò in una nuova fase, estendendosi anche ai canali satellitari. Questo, secondo l’autore, è positivo: rimuove veli posti da leader religiosi che, con oscuramenti e distorsioni, avevano mantenuto le comunità in cerchie di coscienza limitata. Grazie a tali dispute, i seguaci dell’Ahl al-Bayt (عليهم السلام) hanno potuto esporre e argomentare le loro dottrine, purificando le menti da accuse infondate; hanno inoltre potuto porre le opinioni di studiosi sunniti al vaglio, per impedire che i giovani se ne lasciassero sedurre senza esame critico.
Note
(1) Indica l’influenza del wahhabismo nella famiglia e nell’ambiente di formazione.
(2) Titolo dell’opera polemica scritta nella fase pre-sciita.
(3) Cfr. definizione di ghulūw presso al-Shahrastānī: attribuire divinità agli imam o umanizzare Dio, derivando da correnti come ḥulūl e tanasukh.
(4) ʿAlī al-Sālūs, al-Shīʿa al-Imāmiyya al-Ithnā ʿAshariyya fī al-uṣūl wa-l-furūʿ: riconosce la centralità numerica e diffusiva della scuola.
(5)(6)(7)(8)(11) Rinviano a citazioni e casi riportati dall’autore nelle sue opere e nelle testimonianze di autori wahhabiti e convertiti richiamati nel testo.
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