al-Shaykh Ḥasan Shaḥāta

al-Shaykh Ḥasan Shaḥāta
Il martire Shaykh Ḥasan Shaḥāta

 

Nacque nell’anno 1365 H (1946 d.C.) nel villaggio di Harbit, appartenente al distretto di Abu Kabir, nel governatorato di Sharqiyya in Egitto, e crebbe in una famiglia di rito hanafita.

A causa dell’atmosfera religiosa presente nella sua famiglia, Hasan iniziò lo studio del Corano fin dalla tenera età. Suo padre lo educò all’amore per la pura discendenza del Profeta (Ahl al-Bayt, su di loro la pace). Hasan racconta di quel periodo:
«Fin dalla mia infanzia sono cresciuto nell’amore per gli Ahl al-Bayt (su di loro la pace) e nella loro lealtà. Mio padre e tutti i membri della mia famiglia mi hanno educato a questo amore. Mio padre mi parlava spesso della personalità dell’Imam ‘Ali (su di lui la pace) e mi diceva: Figlio mio! Il Comandante dei Credenti era il difensore dell’Islam. Quando il Profeta (su di lui e sulla sua famiglia la pace) camminava da solo subiva molestie; ma quando era accompagnato dall’Imam ‘Ali, nessuno osava fargli del male.»

Hasan salì per la prima volta sul pulpito del venerdì prima di compiere quindici anni. Continuò a pronunciare il sermone del venerdì nella moschea degli Ashrāf del suo villaggio per cinque anni, poi si trasferì alla moschea degli Ahrāz in un villaggio vicino, a seguito di disordini. In quel periodo entrò all’Università di al-Azhar, si diplomò all’Istituto di Qirā’āt e ottenne il master in scienze coraniche.

L’amore per gli Ahl al-Bayt lo porta alla difesa

A causa del profondo amore che nutriva per gli Ahl al-Bayt (su di loro la pace), Hasan era contrariato dalla propaganda wahhabita, che ne diminuiva il rango e ne offuscava l’immagine. Essi infatti avevano deformato l’immagine dell’Islam e fondato il loro pensiero sull’errore, poiché non riconoscevano alcun imam se non Ibn Taymiyya, che veneravano più del Messaggero di Dio (su di lui e sulla sua famiglia la pace).
Da qui Hasan decise, per quanto possibile, di intraprendere attività contro questo pensiero in una delle sue roccaforti: la città di Durāmun. Lì guidò la preghiera, istruì religiosamente la popolazione e confutò per otto anni le obiezioni wahhabite.

Le sue attività religiose proseguirono poi al Cairo, tra il 1404 e il 1416 H, un periodo ricco di iniziative: teneva cinque lezioni quotidiane in diverse moschee, oltre al sermone del venerdì e all’imamato nella moschea al-Rahmān nella zona del ponte universitario. Partecipò inoltre a programmi presso la Radio del Corano, la Radio Sawt al-‘Arab e la Radio al-Sha‘b, e registrò un programma televisivo settimanale intitolato “I Nomi più belli di Dio”, trasmesso sul primo canale egiziano.

La dichiarazione della Wilāya

Dopo una ricerca impegnativa durata circa due anni, Hasan giunse alla conclusione che il semplice amore per gli Ahl al-Bayt (su di loro la pace) non fosse sufficiente. Infatti anche coloro che li avevano combattuti li lodavano e affermavano di amarli. Il vero amore deve necessariamente accompagnarsi all’obbedienza e alla sottomissione ai loro ordini, poiché essi sono le lampade della guida e le navi della salvezza che Dio e il Suo Messaggero (su di lui e sulla sua famiglia la pace) hanno comandato di seguire.

Non riuscendo più a trattenere le conoscenze che custodiva, Hasan cominciò ad annunciare pubblicamente la sua nuova visione e l’adesione alla pura discendenza (su di loro la pace), sui pulpiti, in televisione, nei giornali e altrove. Ciò avvenne nell’anno 1417 H (1996 d.C.).
Egli afferma: «Tra il 1994 e il 1996 ho vissuto un percorso di ricerca estenuante, al termine del quale la verità mi si è rivelata. Mi sono aggrappato alla Corda salda di Dio e al Suo retto sentiero, attraverso la Wilāya degli Ahl al-Bayt (su di loro la pace). Ho iniziato ad annunciarla ovunque, con l’intento di adempiere al mio dovere di far conoscere ai musulmani la realtà occultata per secoli.»

Secondo lui, la loro posizione è quella dell’imamato supremo: essi sono il fondamento dell’esistenza, le stelle della guida. Chi li segue è guidato sulla retta via di Dio; chi se ne allontana è tra coloro che sono incorsi nell’ira e tra gli smarriti.

Molestie e difficoltà

Appena Hasan proclamò la sua adesione agli Ahl al-Bayt (su di loro la pace), fu convocato dalla Sicurezza di Stato, arrestato e imprigionato per tre mesi. L’unica accusa nei suoi confronti era: «Annunciare e diffondere la Wilāya di ‘Ali ibn Abi Talib», formalmente qualificata come «oltraggio alla religione».
Nel 2009 fu nuovamente arrestato insieme a più di trecento seguaci della scuola degli Ahl al-Bayt (su di loro la pace).

Le cerimonie in onore dell’Imam Husayn (su di lui la pace)

Nonostante le restrizioni dopo la sua scarcerazione, Hasan organizzò cerimonie commemorative in onore dell’Imam Husayn (su di lui la pace). Ciò provocò l’ira dei seguaci dell’ideologia omayyade, che assimilarono tali pratiche a un tentativo di colpo di stato.
Hasan dichiarò: «Gli Omayyadi hanno stabilito nel nostro Paese, l’Egitto, che il giorno di ‘Āshūrā fosse una festa, e inventarono menzogne sul Messaggero di Dio (su di lui e sulla sua famiglia la pace), come l’invito a mangiare insieme, a truccarsi, a indossare abiti nuovi, a lavarsi e digiunare. Essi affermarono falsamente che quel giorno fu un giorno di gioia per tutti i profeti!
Io vedevo in queste falsità un’assurdità che farebbe sorridere persino chi è in lutto, e al contempo una ferita per i nostri cuori. La gente comune continua a considerare quel giorno una festa, distribuendo dolci chiamati popolarmente Halāwat ‘Āshūrā. Tutto ciò accade perché i dotti hanno taciuto e nascosto la verità, smarrendosi nel falso, cosicché il popolo non conosce ciò che accadde a Husayn (su di lui la pace) il giorno di ‘Āshūrā.
Ho gridato con voce alta: O gente, come potete festeggiare e rallegrarvi nel giorno in cui fu ucciso il figlio del Messaggero di Dio (su di lui e sulla sua famiglia la pace), la pupilla dei suoi occhi?!»

Iniziò così a tenere assemblee di lutto per l’Imam Husayn (su di lui la pace) durante il mese di Muharram, in cui veniva ricordata la sua nobile vita e la sua tragica vicenda. Quando indossò abiti neri e si riunì presso il santuario dell’Imam Husayn al Cairo, le autorità temettero un’insurrezione.

Il martirio sulla via di Dio

Dopo una vita di perseveranza nell’innalzare la parola della verità e della scuola degli Ahl al-Bayt (su di loro la pace), Dio l’Altissimo volle che Hasan e alcuni dei suoi compagni, appartenenti alla comunità sciita, ricevessero la ricompensa suprema: il martirio sulla Sua via. Furono uccisi da un gruppo di fanatici salafiti-takfiriti, la domenica 14 Sha‘bān 1434 (23 giugno 2013), nella città di Giza, durante la celebrazione della nascita del Salvatore dell’umanità, l’Imam al-Mahdī (che Dio affretti la sua apparizione).
Pace su di lui nel giorno della sua nascita, nel giorno del suo martirio e nel giorno in cui sarà risuscitato vivo.